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Le voci che danno corpo a una community

Si è svolto a Firenze il primo confronto operativo con gli Alumni ELDA sulla campagna BABELing. Dagli interventi è emersa una mappa precisa: la blockchain come risposta alle PMI, l'euro digitale come occasione per riaprire il dialogo, le frodi informatiche come porta d'ingresso al grande pubblico. La sera è proseguita con il BABELing Pizza Day — sedici anni dopo...

Decifrare insieme. La prima sera della community BABELing.

Il 22 maggio è una data che chiunque studi blockchain conosce a memoria. Nel 2010, in Florida, uno sviluppatore di nome Laszlo Hanyecz pagò due pizze con diecimila Bitcoin: la prima volta nella storia in cui una tecnologia astratta divenne cosa concreta, quotidiana, condivisibile. Sedici anni dopo, a Firenze, abbiamo voluto raccogliere quel gesto e farlo nostro. Non è stata solo una coincidenza di calendario.

Da pochi giorni la campagna BABELing è online su Ideaginger. Il progetto — un podcast in dieci episodi su Blockchain e Intelligenza Artificiale, sostenuto dal programma UNIFI EXTRA+ 2026 — è anche, e forse soprattutto, il tentativo di restituire alla città qualcosa che da troppo tempo resta confinato nelle aule e sulle pagine delle riviste scientifiche. La sera del 21 maggio ho proposto a un gruppo di ELDA Alumni di tornare brevemente al nostro tavolo. Ma stavolta non per ascoltare. Per parlare.

Ha senso, oggi, che un'unità di ricerca universitaria si "sporchi le mani" con un podcast per costruire una comunità attorno a Blockchain e Intelligenza Artificiale?

È la domanda che ho posto in apertura — la più scomoda che potessi formulare. Le risposte sono arrivate una per una. Ognuna ha aggiunto un tassello.

Le voci che sono arrivate

Antonio Malaguti, oggi nel Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana Blockchain, ha messo il dito sulla piaga: oggi parlare di blockchain evoca per molti soltanto truffe e criptovalute. Per questo, ha aggiunto, un progetto che porta il sigillo dell'Università di Firenze è un argine credibile contro i "fuffa guru" che hanno occupato il dibattito. Sulla stessa linea, Carlo Di Leo ha portato l'osservatorio dello studio legale per le piccole e medie imprese: la notarizzazione su blockchain non è più una promessa, ma uno strumento concreto per gli adeguati assetti organizzativi, per il Modello 231, per gli organigrammi certificati. La tecnologia c'è — ha concluso — manca l'ultimo miglio verso l'imprenditore.

Antonio Conte ha allargato il quadro. Siamo nell'onda di ritorno del post-hype, ha osservato, e l'unica chiave per riaprire il dialogo con il pubblico è oggi l'euro digitale: non una scelta speculativa, ma qualcosa che arriverà addosso a tutti — pensionati, professionisti, piccole imprese. La sfida è tradurre l'erudizione in linguaggio comprensibile. Ferdinando Virdia, che con me ha discusso anni fa una tesi sulla finanza inclusiva, ha portato la voce di chi ha visto un sogno trasformarsi in schemi Ponzi e oggi vede la stessa narrativa replicarsi attorno all'intelligenza artificiale. Serve una voce — ha detto — che metta in guardia e che formi, dal ragazzino al politico.

Leonardo Porcella ha posto con onestà la questione del target: non chi è completamente digiuno della materia, ma chi ha conoscenze medie e cerca di non subire passivamente il digitale. Un buon punto d'ingresso, secondo lui, sono le frodi informatiche — un tema che intercetta un'esigenza concreta e diffusa. Americo De Gruttola, infine, ha raccontato la sua esperienza pionieristica: un coworking con pagamenti in blockchain, e nelle scuole superiori ragazzi che si accendono quando scoprono la tecnologia dentro gli strumenti che già usano ogni giorno. L'esperienza diretta — è il suo punto — come unica via per il ritorno al mercato.

Accanto a noi c'era Chiara Ferri, voce narrante del video di lancio della campagna che, fra pochi giorni,  difenderà una tesi dottorale in Blockchain & DLT. La prova che una generazione nuova di ricercatori si è formata proprio nel solco che BABEL traccia dal 2018.

Fuori dallo schermo, a Firenze

Dopo l'incontro online, la sera è proseguita a Firenze. Si sono uniti a noi Stefano Farabollini, Stefano Sardelli, Arianna Ciracò e l'amico che molti conoscono con il nome di piccolobunny. Una pizza, qualche brindisi, conversazioni che hanno proseguito quanto detto al pomeriggio e ne hanno aperte di nuove. Il nostro BABELing Pizza Day — abbiamo voluto chiamarlo così — è stato il modo più semplice e più letterale per ricordare che ogni tecnologia, per esistere davvero, deve a un certo punto sedersi a un tavolo.

Una direzione

Quello che porto a casa da quella sera è duplice. Una conferma: BABELing non è un esercizio retorico, e l'esigenza a cui risponde — culturale, professionale, civica — attraversa generazioni e mestieri. E un compito: portare a termine la campagna di crowdfunding non per finanziare un podcast, ma per dimostrare che esiste una comunità disposta a sostenere una ricerca pubblica che parla alla società.

Ogni contributo fino a €5.000 sblocca il cofinanziamento dell'Ateneo: è il sostenitore ad attivare il raddoppio. Decifrare prima, decidere poi.

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